Il concept del progetto è tutto sviluppato attorno al tema della relazione col territorio. Partendo dalle peculiarità culturali di Dorgali e dalla stessa specialità di un borgo marino realmente affacciato sul mare. Il sistema di lungomare proposto riprende le linee severe delle montagne che si gettano in mare, non c’è passaggio o mediazione solo salto. La rudezza del territorio è però impreziosita da tesori di magnifica eloquenza, incastonati per tutta la costa. Allo stesso modo i bastioni si ammantano di fili di luce, tessiture dorate e preziose, una filigrana immateriale, evocativa delle capacità orafe del Paese. Si pone l’accento sul tema del doppio, del legame stretto con la cultura tradizionale, vero motore e risorsa dell’intervento.

concorso internazionale di idee _ progetto partecipante

anno _ 2012
luogo _ cala gonone (nu)
tipologia _  concorso internazionale di idee
committente _  comune di dorgali
tipologia di incarico _  progetto preliminare
importo dei lavori _  6.700.000 €
progettisti _ davide fancello, filippo sanna, valeria tupponi, stefano cadoni

_ stato di fatto

Cala Gonone mostra oggi i segni della crescita non coordinata negli ultimi 60 anni. Il lungomare riassume in sé tutti i tratti del centro urbano, sia nel suo assetto urbanistico, sia nei tipi edilizi eterogenei che aggrega lungo il suo sviluppo. Tutta l’area d’intervento è caratterizzata da una diffusa scarsa qualità dell’edificato, che si accentua in relazione alla visibilità di cui godono gli edifici che fanno da quinta al fronte mare. Per tutto lo sviluppo del lungomare Palmasera si sovrappongono e susseguono interventi indefiniti e puntuali; essi segnano pesantemente non soltanto la composizione dello spazio pubblico ma la sua stessa fruibilità. La frammentazione spaziale e temporale degli interventi denuncia inadeguatezza e, in maniera definitiva, un abaco di episodi rappresentativo di tutto il centro urbano. Da qui, dalle basi occorrerà ripartire.

_ strategia

Il progetto è il risultato di un approccio strategico mirato alla messa a sistema delle risorse locali già presenti sul territorio. La risoluzione dei problemi passa per il lungomare ma non si esaurisce nella sua forma o nella pretesa bellezza della proposta. L’ambizione della strategia adottata è quella di un filo rosso capace di cogliere e cucire opportunità latenti, flebilmente accennate oppure vive e dirompenti ma comunque escluse finora dai progetti. Tenere insieme, connettere e interpretare con un segno unitario lo spazio, rifiutando l’idea dell’episodicità fin qui dominante. Il progetto ha l’ambizione di confrontarsi con l’esistente, di ricercare relazioni e rapporti, senza pretendere di imporsi per la sola propria visibilità. Al di là della composizione delle forme del lungomare in oggetto quindi particolare cura è stata data alla lavorazione dei margini di contatto tra le aree di progetto e gli interventi esistenti assodati o di prossima realizzazione. Il contatto è interpretato come una scelta progettuale consapevole e ricercata anziché vissuto come una inevitabile necessità. Proprio sui margini si gioca la credibilità del progetto se il presupposto di partenza è il rifiuto dell’approccio frammentario fin qui adottato. La fluidità del lungomare si articola su più livelli e direzioni, rilanciando relazioni territoriali, materiali e immateriali, fino alla scala urbana e architettonica nel passaggio tra l’abitato e il mare e tra l’intervento programmato del bando Litus, il sistema dei terrazzamenti sotto Villa Ticca e il previsto nuovo porto. Di qui dunque la scelta, rivendicata, di proporre un progetto più ampio, che includesse i margini necessari a sviluppare un percorso unitario, allontanando il pericolo di ricadere nella frammentarietà, sempre in agguato. La proposta si concentra sull’area indicata dal bando, elaborando soluzioni progettuali approfondite, ma inserendole in un contesto più ampio, suggerendo la possibilità di estendere la progettazione anche alle aree limitrofe o finora escluse ma potenzialmente capaci di minare la riuscita della riqualificazione del centro urbano. Il lungomare per Cala Gonone è un’opera fondamentale a livello urbanistico, estetico e d’immagine e non può permettersi di escludere il suo tratto terminale prima di S’abba Durche o il nodo di relazione tra La Favorita, la Spiaggia Lungomare Palmasera e la spiaggia Palmasera col bando Litus.

La gestione dell’assetto viario e la riorganizzazione del traffico è il primo tassello necessario alla riuscita della riqualificazione, potenziando la capacità pedonale e ciclabile dell’abitato prossimo al litorale, e garantendo in questo modo un utilizzo più efficiente delle superfici, già limitate, del lungomare. Lo sviluppo coordinato dell’offerta turistica punta sulla diversificazione, in modo da raggiungere un ampio ventaglio di utenti e utilizzare al meglio tutte le risorse potenzialmente disponibili. Si ricerca la complementarietà delle parti, per innescare relazioni multiple capaci di autoalimentare il sistema, generando spazi sempre vivi e interessanti inseriti in un unico percorso. Lo stesso nuovo muraglione che definisce la forma dell’intervento si rivela un sistema più complesso di un semplice muro, un muro

capace di riorganizzare un centro abitato, un muro che diventa infrastruttura di supporto alle attività del centro urbano e non già difesa dal mare.

La trama del filo rosso si svolge lungo un percorso che ha come meta il raggiungimento della consapevolezza del lungomare come sistema complesso, la cui gestione è la chiave della riuscita della riqualificazione. Il nuovo assetto tiene insieme le risorse disponibili, le implementa e catalizza, non pretende di risolvere con la sua sola efficacia comunicativa, pure finemente elaborata. Questa è la chiave dell’approccio seguito, una presa di coscienza che va ben al di là di una manutenzione straordinaria.

_ dettaglio

Muraglione. Il nuovo lungomare si relaziona con l’ambiente marino essenzialmente attraverso il lungo muraglione che ne ridefinisce l’assetto. Assecondando, e ridefinendo dove occorre, il timido bastionamento abbozzato nell’ultimo mezzo secolo. La forma che ne risulta ridisegna l’assetto urbano, ricercando forme semplici e immediate, che non lascino spazio a fraintendimenti. Forme capaci di misurarsi col contesto esclusivamente attraverso la propria funzione, senza rinunciare però alla tessitura di complessi significati che si articolano tra le sue masse e superfici.

Il sistema dei piccoli bastioni sul mare consiste tecnicamente in un muro di contenimento di calcestruzzo armato scc ad alta resistenza e di un consolidamento del terrazzamento sul mare attraverso una berlinese di pali. La sottofondazione della pavimentazione stradale è realizzata con ghiaioni drenanti che consentano un efficace scolo delle acque bianche e la loro raccolta prima dell’arrivo a mare. La pavimentazione è realizzata con getti di calcestruzzo ad alta resistenza, organizzato a placche di opportune dimensioni in relazione in particolare alla dilatazione termica. I giunti di dilatazione sono pensati per alloggiare illuminazioni e scritte, capaci di arricchire inaspettatamente la nuova sede stradale. Il cls può essere pigmentato sia con coloranti artificiali sia attraverso un opportuno mix design d’inerti. Si propongono colorazioni chiare, che potrebbero andare dal bianco, sconsigliato per il forte abbagliamento, a colori più terrigni dal tono quasi dorato, proposti in progetto. Il bastione si manifesta in questo modo in tutta la sua portata, leggibile, chiaro, sicuro ed elegante, definito sotto il sole da linee semplici e colori chiari.

_ illuminazione

Si propone di utilizzare per tutta l’area di progetto un’illuminazione “calpestabile”. Quest’ultima, generandosi a livello pavimento, ha il pregio di diffondere la luce senza abbagliare senza l’ausilio di installazioni che possano togliere forza alla possanza della bastionatura. Un’illuminazione classica, realizzata mediante pali della luce, di fatto va a costituire una schermatura visuale, sebbene di minima entità, nel momento in cui si riesce infilarli otticamente uno dietro l’altro. La soluzione proposta, pertanto, va a migliorare la visibilità del progetto stesso e dei fruitori: i segni luminosi a livello terra, di fatto, costituiranno dei segna passo e ben si presteranno per soluzioni di decorazione luminosa.

Si propone di sfruttare il giunto di dilatazione del calcestruzzo come sede per alloggiare l’illuminazione calpestabile, quest’ultima, realizzata mediante tubi di fibra ottica ad emissione laterale. Tale tubo, del diametro di 1,5cm, perfettamente resistente al passaggio carrabile, alla radiazione solare e all’aerosol marino, va ad alloggiarsi dentro un profilo scatolare a U di alluminio estruso posto a sua volta fra i due giunti di gomma. La fibra ottica si presenta come materiale all’avanguardia per durevolezza ed economicità: oltre alle caratteristiche intrinseche al materiale, tali fibre sono garantite per 20 anni ed entrano in funzione senza particolari allacci con qualunque potenza luminosa. Nello specifico, affinché possano “accendersi” è necessario che almeno un’estremità delle suddette si allacci a una scatola generatore di luce; in questo modo, quale che sia la capacità luminescente della scatola, il tubo ad essa connesso inizierà a rilasciare una certa luminosità. A tal proposito acquista credibilità in termini di sicurezza un sistema luminoso di questo tipo per ambienti esterni: trasportando esclusivamente luce, le fibre non si scaldano, perciò possono essere calpestate a piedi nudi, e, in caso di recisione, sarà salvaguardata la vita umana e l’impianto elettrico tutto.

La scatola generatore di luce di cui sopra altro non è che un contenitore metallico al cui interno viene installata una lampadina: tutta la luce generata andrà poi a convogliarsi sulla fibra ottica. In virtù delle caratteristiche intrinseche della fibra ottica, è possibile allacciare più d’un tubo alla scatola; in tal senso va a modificarsi la proporzione di 1 a 1 fra impianto luminoso e lampadina degli impianti tradizionali.

Affinché sia garantita l’aerazione e la facile manutenzione si è scelto di posizionare le suddette scatole all’interno delle sedute fisse. Queste ultime presentano una struttura metallica a fungo che va a reggere la seduta lignea e il basamento sospeso di policarbonato. La struttura a fungo presenta anche l’alloggiamento per le scatole generatore di luce delle fibre ottiche. Tali sedute si presentano, quindi, come piccole centrali illuminotecniche perché da esse si irradiano i tagli luminosi fra il cemento e perché esse stesse sono oggetti illuminanti: si propone di alloggiare sulla stessa struttura portante anche dei faretti che, indirizzandosi sulle pareti di policarbonato, generano una luminescenza morbida che ritmicamente danno il passo ai tagli a livello pavimento.

_ arredo rimovibile

Sedute, fioriere o cestini per la raccolta differenziata presentano tutte la stessa soluzione tecnica: un piccolo basamento arretrato fatto di profili chiusi 10cm X 5cm di acciaio sul quale viene saldata una scatola di lamiera piegata d’acciaio da 0,5cm di spessore. Fra uno scatolare e l’altro si ricava lo spazio per l’alloggiamento dei cavi o dei bracci di un muletto affinché siano concretamente degli elementi rimovibili. La scatola d’acciaio sovrastante, invece, verrà opportunamente raffinata mediante l’introduzione di una seduta lignea, nel caso delle panchine, o di un sistema di alloggiamento per buste, nel caso dei cestini per la raccolta differenziata, o, semplicemente, lasciata com’è e riempita di terra, nel caso delle fioriere.

_ sistema basso delle passerelle

Il sistema dei percorsi a livello mare si caratterizzano per la loro leggerezza formale e strutturale in forte contrapposizione con la bastionatura. Si tratta di percorsi strettamente connessi alle attività balneari: garantiscono a tutti i fruitori gli accessi agli arenili, ai servizi commerciali, ai servizi igienici, sono essi stessi delle superfici per la fruizione del mare laddove non sia possibile per via degli scogli. Tali percorsi sono realizzati mediante un impalcato di legno marino su un binario di scatolari d’alluminio piantati sul terreno.

Verde pubblico. Si propone il mantenimento della gran parte dei pini presenti sul lungomare perché ritenuti idonei sia a livello paesaggistico che a livello naturalistico. La vegetazione ad alto fusto sarà incrementata con altri pini, i quali in parte sostituiranno gli eucalipti esistenti. Inoltre sarà presente un sistema di verde rimovibile, fatto di macchia mediterranea in vaso.

Immagine coordinata. Il riconoscimento del lungomare come un sistema complesso, capace di qualificarsi come bene identitario, porta con sé la possibilità di sfruttarne la positività dell’immagine a livello promozionale. Il progetto di riqualificazione deve essere accompagnato da un’adeguata politica d’immagine che coordini iniziative turistiche e culturali con una programmazione annuale coordinata. Il progetto proposto prevede una serie di servizi flessibili e di richiami all’identità locale che altrove è difficile trovare con la stessa autenticità. Il lungomare si comporta come un’infrastruttura di supporto alle relazioni che possono trovare nei suoi spazi cangianti declinazioni.

Il primo livello per la pubblicizzazione internazionale è la realizzazione di un sito internet efficace e aggiornato, che punti tutto sulla chiarezza espressiva e che può riproporre nella sua grafica i tratti salienti dell’architettura che andrà a ridefinire l’immagine del centro urbano. Le linee che impreziosiscono i volumi di cls e definiscono potenziali spazi e usi del suolo, possono comportarsi come guide anche sul web e allo stesso modo individuare aree tematiche e link.

Si propongono degli esempi di pubblicizzazione, dal sito web alla cartellonistica, puntando sulla chiarezza espressiva e sui tratti sempre leggibili caratterizzanti il progetto d’architettura. Lo stesso sistema d’illuminazione a fibre ottiche, gli

arredi urbani amovibili e gli inserti scritti possono essere adeguatamente utilizzati come efficaci mezzi comunicativi. Si propone infatti la possibilità, nell’ambito delle iniziative promozionali annuali, di mettere a concorso le fasce scritte, proponendo un tema. Questo può essere fatto sia a livello locale, coinvolgendo le scuole e quindi le nuove generazioni del territorio, sia a livello nazionale e internazionale, suscitando interesse e visibilità. Gli arredi urbani colorati consentono di dare freschezza al luogo, di rinnovarne gli spazi; ma è possibile perfino aumentare di molto le configurazioni possibili sostituendo l’ordinaria manutenzione delle verniciature degli elementi con iniziative artistiche promosse tra artisti locali o a livello scolastico.

_ funzionamento nuovo assetto

Il nuovo lungomare si caratterizza come la parte urbana del sistema territoriale di cui Cala Gonone è baricentro.

Il sistema bastionato definisce due livelli di percorsi: uno alto e uno basso. Il percorso alto si materializza nel volume stesso, massico, dei bastioni. Si tratta del tratto urbano consolidato del fronte mare. Ad esso è affidato il sistema di relazione tra l’edificato e il mare e tra l’edificato in direzione nord-sud. Questo rapporto si articola sia a livello altimetrico, attraverso le discese a mare e al fattore difensivo del suolo dall’erosione, sia come sede dei flussi urbani (pedonali e ztl) per tutta la sua lunghezza. A livello infrastturale la parte alta non si identifica solamente come una sede stradale temporaneamente ceduta ai pedoni, semmai con una logica inversa, presenta pavimentazioni (adeguate anche ai flussi stradali locali) pensate per il flusso pedonale, dove i veicoli sono ospitati occasionalmente e stagionalmente. L’inversione dell’ordine di priorità non è scontato nella realtà italiana ma è necessario per un luogo così importante per le relazioni. La priorità non può che essere la persona e la nuova funzione del lungomare deve identificarsi con quella di una lunga piazza urbana. Tutto questo nel quadro di credibilità proposto attraverso la riorganizzazione del traffico. Essa per sommi capi prevede l’individuazione di una ztl permanente nel centro abitato al di sotto di Viale Bue Marino, garantendo però l’accessibilità ai parcheggi periferici del sistema, tutti individuati nelle carte. Si propone anche la possibilità, procedendo gradualmente, di pensare un grande parcheggio di scambio all’ingresso del paese, nell’area del campo sportivo, nel quale arrestare i flussi di traffico esterni, garantendo ovviamente un sistema efficiente di trasporto pubblico collettivo o individuale. In quest’ultimo caso si può pensare a bici elettriche, segway ottenute in prestito compreso nel prezzo del parcheggio.

Il livello sottostante dei percorsi è garantito da una passeggiata lignea, con pendenza inferiore al 5%, per garantire massima agibilità anche ai disabili non accompagnati. Il sistema delle passeggiate basse, a livello spiaggia persegue dunque una finalità di fruizione e servizio alla balneazione e di ottimizzazione delle risorse del litorale. Gli accessi sono ottimizzati e resi davvero fruibili da tutti, garantendo anche ai disabili un accesso comodo non a una singola spiaggia attrezzata ma a tutto il sistema, grazie ai parcheggi posti alle due estremità Per tutta la lunghezza dell’intervento la passerella individua le aree docce, consente l’accesso alle spiagge e permette di fruire ottimamente dei lunghi tratti di scogliera, altrimenti difficilmente accessibili. Nella zona delle terrazze della spiaggia centrale, il sistema s’innesta su quello esistente, sfruttando gli spazi esistenti per l’organizzazione dei servizi ai disabili. I percorsi a quota mare sono territorialmente inseriti nel contesto più generale delle passeggiate pedonali che collegano Cala Gonone alle numerose cale della costa. Continuità e relazioni multiple. Il percorso basso consente di esaltare anche una caratteristica intrinseca del sito, la dualità tra il sotto e il sopra. Si possono avere fruizioni diverse tra mattina e sera e in particolare la sera è possibile godere di una vista mare tranquilla e silenziosa mentre sul lungomare si ospitano manifestazioni musicali.

L’intervento, sia a livello mare che al livello stradale, si innesta sul presistente terrazzamento dietro la spiaggia centrale, sfruttandone gli spazi ora inutilizzati e incrementando le potenzialità di cavea in vista di un possibile uso serale della spiaggia nell’ambito di manifestazioni musicali. L’approccio mirava a limitare al minimo gli interventi sull’esistente, coordinando in continuità i due interventi. Sul versante opposto l’altro nodo fondamentale trattato è stato quello dell’attuale piazza dei Delfini, importante per relazionare il progetto con la prossima realizzazione del bando Litus. Per quest’area, non prevista in progetto, si propone la realizzazione di un sistema di tribune (con servizi sottostanti, da commerciale ai bagni) capace di ospitare manifestazioni musicali affollate. Nell’area della piazza è stato anche proposto un piccolo mercato di bancarelle. Si tratta di moduli rimovibili e distribuibili a piacere, fatti di pannelli di legno marino che garantiscano uniformità nell’aspetto e esaltino le potenzialità d’atmosfera proprie dei mercatini

provvisori. La disposizione proposta è pensata per generare spazio nello spazio, creando piazze più intime e ovattate e individuando viste e scorci del mare nel tratto di costa più aperto.

Gli arredi amovibili sono parte integrante del progetto e non possono essere letti come una semplice proposta di arredo urbano. L’apparente semplicità esalta maggiormente le potenzialità che il sistema può sviluppare se adeguatamente organizzato.

Un primo livello essenziale sta nella capacità di generazione spaziale. In questo caso gli arredi possono funzionare in maniera coordinata con le linee della pavimentazione che creano sottotraccia la matrice di direzioni e superfici utilizzabili. In maniera leggera e flessibile si vanno a definire tutte le aree ristoro dei locali sul lungomare, organizzandone gli spazi senza intralcio fisico o visivo all’uso pedonale dello spazio pubblico. I locali commerciali mantengono così i loro spazi, migliorando la qualità dell’offerta e popolando ancora la strada ma con superfici e limiti capaci di far funzionare efficientemente l’intero sistema senza sbilanciamenti. Gli arredi oltre a generare spazi più privati, consentono di incrementare le sedute a seconda delle esigenze stagionali e allo stesso modo la quantità e qualità dell’ombreggiatura, grazie al modulo aiuola amovibile. Per tutta la lunghezza dell’intervento è possibile ricavare, stagionalmente e all’occorrenza, tutti gli spazi di cui si ha bisogno, stimolando il potenziamento dei servizi commerciali sulla via.

Gli stessi arredi possono offrire servizi aggiuntivi anche nella parte bassa del progetto, garantendo sedute aggiuntive e ombreggiature altrimenti affidabili a sole schermature sintetiche.

Un secondo livello, non meno importante, risiede nella continua relazione che il sistema può stabilire con Dorgali. Gli arredi amovibili, infatti, potrebbero caratterizzare lo stesso comune originario, facendo da supporto alle numerose iniziative culturali organizzate in paese. Si tratterebbe di sfruttare fino in fondo la risorsa per incrementare sedute e ottenere allestimenti “verdi” anche nella edificato di pietra.

Un terzo livello di legame con il territorio è dato dalla scelta delle essenze, tutte della macchia mediterranea, che comportano non solo un miglioramento della qualità urbana e del suo inserimento paesaggistico, ma consentono anche di investire su piante che non siano semplicemente d’arredo; infatti, si può ipotizzare che la durata in vaso degli arbusti non debba superare qualche anno, al termine del quale è possibile trapiantare le stesse essenze nel territorio, nell’ambito di coordinati interventi di rimboschimento. Il rinnovamento delle piante d’arredo segue il rinnovamento della flora territoriale, senza sprechi.

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