Nella fase storica della globalizzazione, appare sempre più chiaro come il futuro delle realtà locali dipenda dalla capacità che esse hanno di entrare pienamente nella  dimensione contemporanea,  partendo dal proprio radicamento culturale e dalla propria disponibilità a reinterpretare in chiave moderna e innovativa il proprio patrimonio insediativo.

Dorgali è un centro in cui si realizza in modo evidente questo incontro-scontro, rapido e convulso, tra radici storiche e sviluppo contemporaneo.

Un centro storico importante, ricco e innovativo; capace sin dall’800 di grandi imprese infrastrutturali come lo scavo della galleria che dà sbocco a mare, oggi appare come l’unico centro della Barbagia con una solida attività turistica e una forte tenuta demografica.

Nella sua crescita Dorgali ha però perso qualità e rischia la “periferizzazione”.

Ci troviamo di fronte ad un paese che non si è mai occupato del suo centro storico e solo da poco tempo è stato costretto a scoprirlo a causa delle sopravvenute esigenze normative, che hanno fatto crescere l’attenzione verso i problemi dei centri storici, ma nonostante ciò la situazione non sembra migliorata. L’abbandono continua ad essere la maggiore forma di degrado e paradossalmente appare spesso come l’unica forma di tutela, e Dorgali in questo senso è un caso paradigmatico.

Vuoti urbani e cellule edilizie a Dorgali. Progetti di recupero sostenibile per il centro storico

anno _ 2010
luogo _ dorgali (nu)
tipologia _  progetto di recupero urbano
tipologia di incarico _ progetto preliminare
progettisti _ davide fancello
premi _ vincitore del “premio del paesaggio IV edizione – regione autonoma sardegna – interventi di realizzazione e/o riqualificazione sia urbanistica che architettonica!
pubblicazioni _ sardarch

vuoti urbani e cellule edilizie a dorgali_ tesi parte 1 - tesi parte 2tesi parte 3tesi parte 4

 

Prima dell’approvazione del PPR, l’attività edilizia nel comune di Dorgali e nel suo centro storico, era regolata solamente dal Piano Regolatore Generale 1986 che delimitava come zone A,  solo 5 minuscole porzioni urbane  attorno ad alcune delle chiese presenti. Il fatto che il resto del centro storico, non fosse considerato “storico” ci fa capire come possa essere stato  “maltrattato e manipolato” a piacimento, puntando solo al massimi profitti.

Per questo nel paese  si contano circa 190 ruderi e case abbandonate che si spalmano in maniera capillare in per tutto il nucleo antico, delimitando le  strette vie un tempo importanti che oggi non vengono quasi più percorse a causa del loro stato di degrado.

 

_ illustrazione degli obiettivi prefissati

L’obiettivo è quello della ricerca di una nuova qualità urbana e architettonica, basata su una reinterpretazione del territorio e del nucleo storico, cogliendo nel suo cuore più degradato e in abbandono l’opportunità di impiantare una nuova edilizia contemporanea che faccia i conti con la cultura insediativa, abitativa e costruttiva storica, mettendo in evidenza come gli spazi interstiziali abbandonati siano luoghi dalle elevate potenzialità intrinseche, adatti all’abitare, che è compito del progetto reinterpretare e rilanciare.

Perché le opere di conoscenza e di tutela non possono continuare a limitarsi a prendere in considerazione le emergenze architettoniche più rilevanti, ma devono estendersi all’architettura minore storica.  Singoli e puntiformi interventi, spesso fra loro scollegati non sono sufficienti ad operare una salvaguardia duratura,  ma devono essere inseriti in una logica pianificazione strategica che coinvolga tutta la comunità in un progetto di recupero davvero sostenibile.

_ metodi e procedure utilizzate

Il progetto è articolato in due parti, la prima rivolta alla comprensione dell’abitato e del suo territorio e la seconda è stata la vera e propria fase progettuale.

Lo studio del paese è stato basato su un’attenta  analisi storica e cartografica, alla ricerca di segni, permanenze, frammenti e memorie che susseguendosi nel tessuto hanno contribuito a generare una certa qualità urbana. È stata ricostruita l’evoluzione dell’abitato, in modo da semplificare la ricerca dei vecchi tracciati matrice che oggi risultano essere scomparsi dalle memorie dei più giovani.

Dopo la fase di analisi e comprensione è stato definito un MasterPlan:  la moltitudine di spazi interstiziali abbandonati, in vista di una necessaria rifunzionalizzazione,  potrebbero avere diverse destinazioni, alcuni spazi risultano essere adatti all’abitare e altri per la costruzione di edifici pubblici. Il tutto senza dimenticare gli spazi pubblici, piazze e percorsi che andrebbero riscoperti e ripensati in modo da dotare il paese di una serie di spazi pubblici continui (dotati di adeguata pavimentazione e arredo pubblico).

Il progetto fornisce un esempio di riqualificazione di alcuni spazi interstiziali critici, prevedendo 7 unità abitative a corte che si riappropriano dei caratteri principali dell’architettura abitativa storica.

Lo spazio aperto è l’elemento dominante, infatti il vicolo e la corte concorrono a conferire all’intervento una qualità urbana intrinseca di questi luoghi che non è mai stata sfruttata.

Le abitazioni proposte, sono costruzioni di pietra a vista, dalle facciate fortemente materiche, che rivisitano in chiave contemporanea il tipico aspetto dell’abitazione sarda. Questo aspetto di pesantezza è reso possibile grazie all’utilizzo di una seconda struttura composta da pannelli di legno multistrato autoportanti che alleviano il paramento murario dai suoi compiti statici.

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