A Dorgali, in Sardegna, l’intervento di sostituzione di una pensilina per autobus, ormai pericolante, è diventata l’occasione per il progetto di una nuova architettura: un dispositivo di paesaggio che prova a bilanciare il suo ruolo funzionale di ‘stare’ temporaneo con la possibilità di diventare una soglia vissuta tra abitanti, visitatori e paesaggio. Il progetto ha camminato di pari passo con i contributi fondamentali di artigiani locali. La condivisione dei diversi saperi ha permesso una rapida realizzazione, dove l’attenzione per il dettaglio, certosina, è parte integrante della filosofia architettonica della sua composizione, peraltro imprescindibile dal contesto in cui è inserito.

Perché incorniciare il paesaggio?
Questo progetto mira a incoraggiare le persone ad essere consapevoli del paesaggio che li circonda, a far capire come l’ambiente sia sensibile e come necessita di una protezione per le generazioni future.  Incorniciare il paesaggio è il primo passo in direzione della sua tutela e valorizzazione, infatti solo quando le persone vedono una “cosa” iniziano a comprenderla e a sentirla parte di loro.
Non a caso uno dei primi commenti alla costruzione del piccolo dispositivo è stato: < quella “cabinedda” è bellissima, sembra un quadro! >. 
Finalmente ci si rende conto che quel paesaggio, che per molti è sempre stato scontato, è talmente bello da poter essere incorniciato e diventare un vanto per la comunità.

anno _ 2013 – 2016
luogo _ dorgali - nu
tipologia _ landscape design
committente _ comune di dorgali
tipologia di incarico _ progetto preliminare, definitivo, esecutivo, direzione lavori
progettisti _ davide fancello
realizzazione _ BAM design
fotografie  _ mauro prevete - davide fancello
testo  _ arch. roberto sanna

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Sedersi e guardare, parlare e poi ripartire.

Dorgali è un luogo dove la topografia è imprescindibile dalla vita quotidiana. Le morfologie degli imponenti bastioni calcarei del Supramonte, gli altopiani incisi dalle acque e le valli coltivate costituiscono il linguaggio di un mosaico paesaggistico che, da ogni prospettiva, diventa il protagonista del quotidiano. La tendenza comune dello scollamento tra luoghi fisici e luoghi simbolici, ovvero la perdita di significati ‘operativi’ tra uomo e paesaggio, porta anche qui a interrogarsi su come rammendare questo rapporto, sempre più necessario.

 

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L’idea di realizzare un dispositivo minimo di paesaggio nasce da questa esigenza, non semplicemente di educazione all’osservazione dei luoghi, ma di esperimento sociale: un piccolo topos per ‘abitare’ paesaggio: gli inglesi lo chiamerebbero stage, un palcoscenico affacciato sulla platea, dove spettatori e attori, luogo e azione, intrecciano le loro situazioni in modo sempre casuale e non ordinario.
Il dispositivo vuole essere totemico nella sua semplice necessarietà: un involucro disposto ai bordi di una scarpata che incornicia e isola un preciso panorama: il paese con le sue campagne terrazzate e coltivate e i monti sullo sfondo.

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Ma la scommessa non sta solo nel proporre un mirador, un belvedere che disciplina e invita lo sguardo all’osservazione attenta: è anche un luogo dello stare, uno stare minimo e temporaneo certo, legato alle sue funzioni di fermata per i mezzi pubblici e di punto panoramico, che può diventare una ‘stanza comune’, dove ci si incontra, accadono cose e incontri e dove appunto gli spettatori diventano protagonisti, consapevoli del loro ruolo attivo nella costruzione storica della comunità, e quindi del paesaggio.

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Questo dispositivo di habitat temporaneo e minimo esplica nei suoi esiti formali le premesse della sua ideazione. Il volume parte dall’ingombro della pensilina per autobus prima esistente, un’alcova rivolta verso la strada.
Eliminare la parete di fondo permette di rovesciare completamente il ruolo e il significato di un oggetto altrimenti puramente funzionale. La pensilina diventa così una doppia soglia, fisica verso la strada e visiva verso il panorama.
La chiave di lettura può essere la figura retorica del chiasmo: una struttura fortemente materic e al tempo stesso a-temporale come il COR-TEN definisce l’involucro e l’introversione, mentre la lastra di vetro sul lato del dirupo, a-materica, dialoga con la continua modificazione del panorama che inquadra, il suo essere un oggetto legato al tempo e alla ciclicità delle trasformazioni, sia naturali che fisiche.

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Il dispositivo è ‘addomesticato’ all’interno da un rivestimento caldo di legno, inciso da leggere decorazioni che richiamano la tradizione locale e dalla presenza di 4 sedie, in legno e metallo, frutto dell’abilità artigianale locale. La loro disposizione, leggermente ruotata rispetto agli assi cardinali del dispositivo, invoglia e suggerisce la socialità e lo stare assieme tra chi aspetta, chi passa e chi viene per stare.
Il suolo su cui poggia è lo stesso della più vasta sistemazione pedonale in cui è inserito, senza differenziazioni. Questo per rafforzare il suo ruolo urbano e non gerarchizzato, ma di elemento quotidiano inserito nella vita della strada.

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APPROFONDIMENTI E SPECIFICHE:

Dimensione: è un parallelepipedo regolare di 4x2x2 metri, una dimensione contenuta che permette la definizione di uno spazio intimo e accogliente, un’alcova, ma non troppo risicato, come accade nelle pensiline normali. Ha la dimensione di una piccola stanza, ma che costituisce il luogo riparato e fermo di un uso che parte dalla strada.
Ruolo: Il dispositivo, progettato e costruito tra il 2013 e il 2016, è inserito nel più vasto intervento di riqualificazione e ridisegno della circonvallazione nord di Dorgali, che da puro elemento infrastrutturale è diventato ormai un luogo di attività urbane e sociali. Il progetto di riqualificazione, ancora in corso, porterà infatti alla concretizzazione e agevolazione di fenomeni sociali positivi nati spontaneamente e che l’amministrazione intende valorizzare.
Realizzazione: Gli elementi di arredo e la struttura metallica è stata seguita e curata da BAM, una bottega artigiana nuorese, dove il sapere antico tradizionale si unisce alla ricerca costante e attenta per le nuove tecnologie e la cura del dettaglio, in una filosofia rivolta alla bellezza dell’essenzialità. Le 4 sedie, che fanno parte della collezione LINNAsono disposte in un ‘disordine controllato’, studiato per agevolare la socialità, in uno spazio altrimenti preciso geometricamente. Il loro essere leggermente rivolte verso il panorama, vuole essere un modo per portare dentro il paesaggio, renderlo protagonista della scena. Le decorazioni delle pareti e delle sedie, realizzate da un artigiano locale, richiamano la tradizione locale. Gli intagli, di due pattern diversi, partono dalle pareti laterali e si interrompono improvvisamente sul soffitto, in uno stacco che prova a tenere aperta la possibilità per altre decorazioni, altre forme d’arte.
Riscontri: Il dispositivo, che nel dialetto locale è ormai conosciuto come Cabinedda (piccola cabina), è da subito diventato un luogo attivo e affettivo, frequentato in modo vario durante il giorno e la notte da giovani e anziani, che qui intrecciano e riscoprono forme di relazione dimenticate, superando anche le intenzioni del progetto.

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